RIFLESSIONI SUL CAMMINARE… II PARTE

Riflessioni sull’atto del camminare

 

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Ricerca a cura di Carlo Resta

Seconda parte

In previsione della notturna da Alberobello a Castellana Grotte che abbiamo fatto fra il 4 e il 5 agosto, il 28 e 29 Luglio, insieme a Floranna e Massimo, siamo andati a pulire un tratto del sentiero (per più di un Km) dai rovi che impedivano il passaggio. Il tratto in questione è situato nel bosco del Barsento. Dopo aver lavorato sabato e domenica, avevamo fatto metà del percorso quindi bisognava ritornare ancora. Siamo ritornati mer. 1 e gio. 2 agosto, questa volta però insieme a Nicola che solo con la sua presenza, ci ha fatto sembrare il lavoro più leggero, non vi dico quando si metteva a lavorare, era talmente piacevole guardarlo che ci potevamo anche fermare, non l’abbiamo fatto per solidarietà.

Comunque, anche se abbiamo faticato, stare nel bosco in piacevole compagnia e lavorare per rendere il percorso più sicuro ad altri, è una sensazione bellissima. Poi il contatto con la natura, non matrigna, ma come la definisce Carlo Petrini “nostra madre terra”, ci ha reso l’impegno sopportabile.

Per dirla con versi di quel “grande” che è Reinhold Messner: “Io vado per vedere, per sentire, con tutti i miei sensi. Così il mio spirito entra negli alberi, nel prato, nei fiori”. Così Massimo, mentre tagliavamo i rovi che impedivano il passaggio,  sentiva l’odore della citronella e del timo.

Quando sabato notte abbiamo fatto la notturna è stata bellissima, camminare di notte ci ha risvegliato tutta una serie di sensazioni ormai assopite: è bellissima la sensazione che si vive camminando in gruppo per fare qualcosa che non si fa più; il gesto di raccogliere delle more direttamente dai rovi e mangiarle al momento (l’ambiente circostante, il gesto naturale, il sapore e i profumi selvatici); camminando in fila indiana, era curioso vedere le nostre ombre barcollanti riflesse della luna sul sentiero; la strana sensazione di fare qualcosa quando invece tutti dormono.

Tutte sensazioni ormai dimenticate, non voglio addebitare la causa al progresso tecnico perché del progresso ci serviamo, ma dimenticando quali erano i nostri gesti antichi, è come se dimenticassimo parte di noi stessi.

Ma torniamo al motivo iniziale di questa mia ricerca sul camminare, uno degli autore a cui ho fatto riferimento Adriano Labbucci dice, riferendosi ai lettori: lasciate stare.

Se cercate insegnamenti sul camminare ultima moda che spopola negli Stati Uniti con tanto di lezioni, e relativi professori, oppure ricette sul camminare: lasciate stare. Questo libro non fa per voi.

Qui si racconta di pensieri, idee, categorie, miti. E di persone che camminando ci hanno aiutato a comprendere meglio il mondo, noi stessi e questo pensiero pratico.

Camminare rappresenta oggi questa forma alta di r-esistenza.

D’altronde solo la smemoratezza e la cultura dell’inconsapevolezza che regnano sovrane, hanno reso occulto  ciò  che  sin  dall’inizio dei tempi ci era stato ri-velato e che ora dobbiamo  tornare a s-velare.

Lekh lekhà (vattene)”. Sono queste le prime parole che Dio rivolge all’uomo nella storia, ad Abramo: “Vattene dalla tua terra, dalla tua famiglia e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò”, è scritto nella Genesi.

Mettersi in cammino, far muovere i piedi significa da sempre un rivolgimento, verso se stessi e il proprio mondo.

E se restiamo agli inizi, ciò che per primo l’uomo imparò a leggere non furono le tavolette cuneiforme dei Sumeri o i geroglifici egizi, ma le orme sul terreno, quelle dei suoi simili e degli animali che cacciava o da cui fuggiva.

Meditate gente meditate.

Ciao alla prossima

Continua 3^ parte

RIFLESSIONI SUL CAMMINARE… II PARTEultima modifica: 2012-01-20T20:26:00+01:00da admin

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