RIFLESSIONI SUL CAMMINARE… I PARTE

Riflessioni sull’atto del camminare

 

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Ricerca a cura di Carlo Resta

Ciao a tutti

Innanzi tutto voglio spiegare il perché di questa iniziativa. Leggendo un bel libro inerente al nostro hobby dell’andare per sentieri, le argomentazioni che il testo riportava erano talmente belle che mi sono detto: è un peccato che queste riflessioni le tengo solo per me, perché non condividerle con gli amici del nostro gruppo escursionistico?

Recentemente insieme a Floranna, Massimo, il simpaticissimo Romano di 15 anni nipote di Francesca e Giulio, tutti insieme abbiamo fatto un’esplorativa per cercare di individuare una vecchia via non più praticata, nel Parco Nazionale del Pollino, che ci permettesse – quando c’è molta neve, con le strade di avvicinamento non praticabili – di raggiungere, dalla base della salita per il santuario della “Madonna del Pollino”, i “Piani Iannace”.

Durante l’esplorativa ho accennato a Floranna le argomentazioni riportate dal testo di cui parlavo, e l’intenzione di coinvolgere i soci sul blog della nostro gruppo. Floranna è stata d’accordo e mi ha suggerito l’idea di creare una rubrica dedicata.

Le motivazioni che mi hanno spinto a parlarne al presidente, scaturiscono da quella bellissima malattia, da cui sono stato affetto, poco dopo il mio battesimo nell’andare per sentieri. E’ diventata una malattia, tant’è vero che quando non pratico sentieri per un po’ di tempo, la mancanza si fa fortemente sentire.

Questa mia reazione, è stata sempre una costante nel tempo sin da quando ho iniziato a praticare l’escursionismo di montagna. La cosa inspiegabile, è la forza alla base di quel richiamo, è come se qualcosa di inspiegabile, di sfuggente, una sorta di forza sconosciuta ti chiama, ti attira. Questa condizione mi porta, quando ne ho la possibilità, ad approfondire l’argomento su tutti i testi che mi capitano sottomano.

L’altro giorno mi è capitato di leggere delle riflessioni bellissime che qui riporto per condividerle con Voi, e magari perché no, farci su le nostre considerazioni:

Il camminare può sembrare un atto scontato, privo di significato poiché il nostro fisico è fatto in modo da poter svolgere egregiamente questo atto, per dirla in modo semplice, ci viene naturale farlo. Ma, a detta di alcuni specialisti, che sull’argomento ci hanno pensato su bene, non c’è nulla di più sovversivo, di più alternativo al modo di pensare oggi dominante. Camminare è una modalità di pensiero, è un pensiero pratico, è un triplo movimento: “non farci mettere fretta; accogliere il mondo; non dimenticarci di noi, strada facendo”.

Del camminare, l’autore del testo, si serve come di una bussola per percorrere un paesaggio insieme geografico e mentale, alla ricerca di punti di riferimento, alla ricerca di un modo diverso per impostare il nostro rapporto con gli altri e con il mondo che ci circonda, in un tempo invece in cui forse un po’ tutti la bussola la stiamo perdendo.

Al punto che il camminare, non solo è un’attività ormai poco pratica, ma spesso è anche guardata con sospetto e fastidio; un atteggiamento che può sfociare in frasi paradossali come questa: “Il pedone rimane il più grande ostacolo al libero fluire del traffico”. Potrebbe sembrare una battuta di Woody Allen, ma in realtà è stata pronunciata da un gruppo di urbanisti consulenti del sindaco di Los Angeles: si tratta, scrive l’autore, dell’espressione tragica e surreale di quel mondo capovolto che è il nostro”.

Così, leggendo e praticando sentieri, scopriremo che camminare vuol dire pensare. E’ un modo per ragionare di libertà, di uguaglianza, di resistenza, di progresso, di bellezza e di tante altre cose ancora. Di questo, l’autore racconta: di pensieri, idee, categorie, miti. E di persone che camminando ci hanno aiutato a comprendere meglio il mondo e noi stessi. Senza farci risucchiare dai ritmi frenetici della nostra vita, perché qualche volta camminare è meglio che correre.

Ciao a tutti, alla prossima.     

Continua 2^ parte

RIFLESSIONI SUL CAMMINARE… I PARTEultima modifica: 2012-01-19T12:57:00+01:00da admin

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